PORTALE ECOLOGICO DI TERNI E PROVINCIA

Le pile e gli accumulatori esausti sono inquinanti per i metalli pesanti che contengono, quali il piombo, il cromo, il cadmio, il rame e lo zinco, ma soprattutto il mercurio, il più pericoloso.

Le quantità di mercurio contenute nelle pile sono minime, ma se vanno in discarica, o peggio, se sono gettate nell'ambiente il rischio di inquinamento, in particolare delle acque è molto alto. Una pila contiene circa un grammo di mercurio, quantità più che sufficiente per inquinare 1.000 litri di acqua. Le batterie al piombo, (come quelle utilizzate per tutti i mezzi di trasporto dalle automobili alle barche o per alimentate i gruppi di continuità di ospedali, centrali elettriche o telefoniche), una volta esaurite, possono costituire un potenziale pericolo per l'ambiente, in quanto contengono componenti di elevata tossicità: il piombo, un metallo pesante e quindi tossico nocivo e l'elettrolita, ossia l'acido solforico, liquido particolarmente corrosivo e inquinato da piombo.

Ogni anno, circa 800.000 tonnellate di batterie per auto, 190.000 tonnellate di batterie industriali e 160.000 tonnellate di pile portatili (di cui 30% ricaricabili) vengono immesse sul mercato nella Unione Europea. Attualmente, la raccolta, il trattamento e il riciclaggio delle pile usate in Europa sono frammentari, mentre quasi la metà di tutte le batterie è stata smaltita in inceneritori o in discariche. Solo Austria, Belgio, Francia, Germania, Paesi Bassi e Svezia dispongono di un sistema nazionale di raccolta di tutti i tipi di batterie usate destinate al riciclaggio.

In Italia già da vent'anni viene effettuato sistematicamente il recupero e il riciclo delle batterie piombose cioè quelle presenti nelle automobili (ma anche in automezzi, trattori, barche e simili). Esse contengono sostanze nocive che se disperse nell'ambiente possono contaminarlo per cui devono essere demolite seguendo un opportuno processo. Inoltre, è possibile estrarre il piombo per riutilizzarlo riducendo così gli sprechi. Tale raccolta è stata realizzata fin da subito con successo visto che le batterie esaurite vengono abitualmente lasciate agli elettrauto i quali si occupano poi di avviarle verso lo smaltimento e il recupero. Questa seconda fase è invece affidata al Cobat (Consorzio Obbligatorio per le Batterie al Piombo Esauste e i Rifiuti Piombosi), ente istituito nel 1988 tramite legge nazionale, proprio per far fronte a queste esigenze.

Dal 1°gennaio 2009, in virtù del D.Lgs. 188, datato 20 Novembre 2008, è stato esteso in Italia l'obbligo di recupero alle pile e agli accumulatori non basati sull'uso di piombo bensì sull'impiego di altri metalli o composti. Tale decreto recepisce e rende effettiva la direttiva europea 2006/66/CE.

Ad essere incluse sono:
   •  le batterie primarie (cioè le pile non ricaricabili) di tipo:
      - Zinco-Carbone (per apparecchi a basso consumo, per es. sveglie)
      - Alcalino-Manganese (per apparecchi ad elevato fabbisogno di energia, per es. walkman)
      - Litio (ad esempio, per fotocamere, orologi da polso o calcolatrici tascabili)
      - Zinco-Aria (batterie per usi specifici, ad esempio apparecchi acustici)

      - Ossido d'Argento (celle a bottone, ad esempio per orologi o calcolatrici tascabili)

•  le batterie secondarie/ricaricabili (vale a dire accumulatori):
      - Piombo (
utilizzati per l'alimentazione automobili e camion)
      - Nichel-Cadmio (batterie economiche per apparecchi ad elevato consumo di energia)
      - Nichel-Idruro metallico (per giocattoli, videocamere, apparecchi radio; meno nocive degli
accumulatori al nichel-cadmio)
      - Ioni e polimeri di litio (per cellulari, notebook o fotocamere digitali)

Il D.Lgs. 188/08 introduce il principio (ormai diffuso nella normativa comunitaria) che i costi di raccolta e riciclo vengano posti a carico dei produttori di pile e accumulatori, che dovranno organizzarsi in Consorzi o Sistemi collettivi e che ha portato, di fatto, all'abolizione del consorzio obbligatorio (Cobat).
Il Decreto ha infatti previsto la costituzione di un Centro di coordinamento Pile ed Accumulatori (CdcPA) che avrà il compito di garantire l'efficacia e l'efficienza dell'intero sistema. Il Cdcpa non ha fini di lucro e avrà il compito di ottimizzare le attività dei sistemi collettivi dei produttori di pile ed accumulatori per incrementare costantemente le percentuali di raccolta e di riciclo di pile e accumulatori a fine vita; dovrà dare inoltre garanzia dell'obiettivo primario di tutela ambientale, salvaguardando l'economicità del servizio per tutti i soggetti coinvolti, dai cittadini, agli operatori ecologici, dalle imprese alle istituzioni tutte.

Con l'attuazione del suddetto Decreto, lo smaltimento in discarica o mediante incenerimento dei rifiuti delle pile e degli accumulatori industriali e per autoveicoli sarà vietato, fatti salvi i residui di pile e accumulatori che sono stati sottoposti sia a trattamento sia a riciclaggio. In assenza di un mercato finale disponibile, le pile e gli accumulatori contenenti cadmio, mercurio o piombo potranno però essere smaltiti in discarica o stoccati sottoterra. Le batterie potranno anche essere smaltite mediante questi sistemi nel quadro di una strategia di graduale eliminazione dei metalli pesanti, ma solo qualora una valutazione dettagliata delle conseguenze ambientali, economiche e sociali dimostri che tale opzione di smaltimento è preferibile al riciclaggio.


Recupero Pile ed Accumulatori

Le pile e gli accumulatori esausti, da sottoporre a trattamento, devono essere caratterizzati e separati per singola tipologia (portatili ricaricabili, portatili non-ricaricabili, industriali, per veicoli) e, qualora possibile, per caratteristiche chimiche al fine di identificare la specifica metodologia di trattamento. Il trattamento deve comprendere, preventivamente, la rimozione di tutti i fluidi e gli acidi. Qualsiasi stoccaggio e fase di trattamento deve avere luogo in siti provvisti di superfici impermeabili e idonea copertura resistente alle intemperie o in idonei contenitori.

Tutti gli impianti di trattamento devono adottare le migliori tecniche disponibili (BAT), in termini di tutela della salute e dell'ambiente. I processi di riciclaggio dovranno poi conseguire le seguenti efficienze minime di riciclaggio:
  • 65% in peso medio di pile e accumulatori al piombo/acido e massimo riciclaggio del contenuto di piombo che sia tecnicamente possibile
      evitando costi eccessivi

  • 75% in peso medio di pile e accumulatori al nichel-cadmio e massimo riciclaggio del contenuto di cadmio che sia tecnicamente possibile
      evitando costi eccessivi

  • 50% in peso medio degli altri rifiuti di pile e accumulatori

fonte: www.gestione-rifiuti.it

Le pile e batterie per radio, orologi e piccoli elettrodomestici (quali il telefono cellulare, il rasoio elettrico, il trapano elettrico) contengono sostanze chimiche tossiche, (quali cadmio e piombo) che possono inquinare profondamente l'ambiente, in particolar modo le acque.
Quindi non gettare mai le pile nel cassonetto dei rifiuti solidi urbani, ma segui una delle seguenti modalità:

  • gettale negli appositi contenitori con la scritta "PILE", posizionati presso gli esercizi commerciali (tabaccai,supermercati, negozi di materiale elettronico, etc.);
  • portale alle isole ecologiche della città.

Le pile cosí raccolte vengono inviate al COBAT (Consorzio Obbligatorio delle Batterie al piombo esauste e dei rifiuti piombosi) che le immette in un ciclo di riciclaggio industriale che, oltre a neutralizzare le sostanze tossiche, recupera il metallo e la plastica contenuti nelle batterie. Il materiale cosí recuperato viene ridistribuito sul mercato, dando vita ad un ciclo che comporta vantaggi ambientali ed economici.

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